IES Solutions: la nostra storia

IES Solutions: il nostro business è basato su soluzioni create in Open Standards e Open Source

 
 

IES Solutions: IES è l’acronimo di Intelligence for Environment and Security, ci occupiamo principalmente della realizzazione di prodotti e servizi nel settore dell’Ambiente e della Sicurezza per i cittadini.

La storia della IES Solutions è collegata alla nostra esperienza nel mercato dei Servizi per lo Scambio di Dati nelle Gestione delle Emergenze. Questo non è l’unico mercato nel quale siamo inseriti ma sicuramente è il più rilevante, per l’impegno e per la visibiltà che i risultati raggiunti hanno avuto. Certamente è anche uno dei mercati nel quale abbiamo deciso di investire “maggiormente”, per quanto riguarda gli standards, le tecnologie e le piattaforme software adottate.

Per descrivere in modo più preciso questo mercato è necessario parlare del termine “interoperabilità”. Si tratta di una parola che racchiude in se più concetti. Principalmente però, vuol dire: “permettere a sistemi diversi di operare insieme”. Nella Gestione delle Emergenze, questa è l’esigenza primaria ed è presente ad ogni livello sia per prendere delle decisioni, sia per gestire le operazioni di soccorso. L’esigenza di avere strumenti di lavoro adeguati a condividere rapidamente le informazioni è presente già negli operatori che rispondono alle chiamate di emergenza e nei primi soccorritori che necessitano di radio e dispositivi che consentano loro di comunicare indipendentemente dell’Organizzazione a cui appartengono. Anche i “decision makers” vorrebbero ricevere quante più informazioni possibili, fornite da diversi sistemi IT in grado di interoperare tra loro. L’Interoperabilità è dunque un’ esigenza che comporta la necessità di regole comuni sul modo in cui costruire gli strumenti, configurare i dispositivi ed i sistemi di programmazione per la condivisione di files e per la comprensione della terminologia usata.

Abbiamo già concordato un certo numero di regole condivise: l’inglese come lingua comune è l’esempio più chiaro, ma anche il modo di descrivere gli indirizzi, di inviare le e-mail o di comunicare telefonicamente tra i vari operatori di soccorso è fondato su una serie di accordi di base. Quando i soccorritori intervengono nel corso di un incendio o nella ricerca di persone tra le macerie di una casa crollata, queste regole condivise sono fondamentali affinchè gli interventi possano essere efficaci e tempestivi. Non vogliamo tenere una lezione di Interoperabilità nella Gestione delle Emergenze, piuttosto vogliamo sottolineare l’importanza dell’uso di standards comuni quando si interviene in situazioni di emergenza per salvare vite umane. IES Solutions ha deciso prima di studiare e poi di entrare nel mercato della condivisione dei dati tra diversi sistemi di comando e controllo. Gli operatori delle sale operative dei diversi Servizi di Emergenza appartenenti a diverse organizzazioni, devono essere in grado di condividere in tempo reale le informazioni relative ad un’emergenza. Dal momento che la cooperazione internazionale nel caso di situazioni di emergenza risulta operativa, si è portati a credere che la tematica dell’interoperabilità non sia un problema o che comunque sia stato risolto, in realtà, non è così. Nella maggior parte dei casi, la cooperazione tra le organizzazioni di stati diversi è basata sulla flessibilità e sulla disponibilità di operatori preparati e motivati, mentre la condivisione dei dati è solitamente realizzata attraverso soluzioni ad hoc, ed è implementata da aziende in grado di sviluppare sistemi eccellenti ma con limitate capacità di interoperare con i sistemi di altre organizzazioni. Ed è proprio su questo aspetto che abbiamo deciso di investire la nostra ricerca, consapevoli dell’ambizioso obiettivo: entrare, come una PMI, in un mercato che generalmente è di appannaggio delle grandi Imprese.

E’ anche chiaro che un nuovo modello che avevamo in mente non poteva essere basato su un altro standard brevettato/proprietario: avrebbe dovuto essere basato su qualcosa di accessibile ed utilizzabile ad ogni cliente per migliorare i loro sistemi esistenti senza essere collegati a doppia mandata con uno specifico vendor. L’Interoperabilità è un concetto molti-a-molti: maggiore è il numero di attori che lo adotteranno, maggiore sarà l’impatto che lo scambio di dati avrà sulla Gestione delle Emergenze. Siamo stati coraggiosi a lanciare questa iniziativa nel 2006 e come si dice in questi casi: la fortuna aiuta gli audaci. Abbiamo infatti avuto, un importante riconoscimento dalla Commissione Europea, che ha approvato il finanziamento all’interno del 6° Programma Quadro (FP6), di uno dei nostri progetti chiamato REACT. L’importanza di questo riconoscimento non è stata solo legata all’opportunità di usufruire di risorse finanziarie ma soprattutto alla possibilità di estendere a livello Europeo l’idea di interoperabilità, con il coinvolgimento di Organizzazioni di Soccorso appartenenti ai diversi Stati membri che hanno contribuito alla definizione di requisiti comuni, alla sperimentazione e alla validazione dei concetti.

Il risultato di questo impegno è la combinazione di standards de-facto pre-esistenti (come lo standard EDXL-CAP Common Alerting Protocol e lo standard ATOM-FEED) messi a disposizione delle Organizzazioni di Soccorso insieme ad un set di strumenti utili.
Il risultato più tangibile di REACT è stato uno standard, non proprietario, che chiunque possa adottare sulla base delle proprie implementazioni, propriò perchè aperto e descritto in dettaglio: l’EDXL-CAP.
Come molti di voi sanno, anche il miglior standard non diventa un successo se non rappresenta una base per vere e proprie applicazioni IT, applicazioni che devono essere chiaramente utilizzabili dal punto di vista dell’utente finale. Per far si che questo accadesse era necessario un “Early Adopter” in grado di capire l’importanza e l’utilità reale in qualità di utente finale. E noi l’ abbiamo avuto: Il Ministero dell’Interno, Dipartimento dei Vigili del Fuoco (CNVVF). Loro hanno condiviso con noi e con gli altri partners di REACT il percorso che ha portato alla prima definizione dello standard e una volta portato a termine il progetto REACT, hanno emanato un decreto che descrive l’adozione di un nuovo standard nazionale italiano di interoperabilità dei dati (Decreto del 17 Giugno 2008).

Da allora, hanno fatto seguito una serie di applicazioni concrete. Nel 2009 un’applicazione specifica è stata sviluppata per la gestione del dopo terremoto de L’Aquila, in particolare per la cooperazione e condivisione di informazioni – tra i vari operatori del soccorso – riguardo l’attività di verifica e controllo dello stato delle costruzioni storiche a seguito del terremoto. Nel sito web del Dipartimento dei Vigili del Fuoco è stata messa a disposizione del pubblico e dei giornalisti un sottoinsieme di informazioni complete riguardo il monitoraggio e la valutazione effettuata.
Più tardi nello stesso anno, un apposito sistema basato su CAP è stato utilizzato per il coordinamento delle operazioni contro gli incendi boschivi. Grazie ad una stima effettuata dallo stesso Dipartimento dei Vigili del fuoco, con l’utilizzo dell’applicazione è stata registrata una riduzione del 40% del tempo di arrivo al luogo dell’incendio. E tutto questo perchè nella gestione degli incendi boschivi, la nostra soluzione ha permesso agli operatori di soccorso appartenenti a diverse Organizzazioni (Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Guardie Forestali, volontari) di condividere un Quadro Operativo Comune sulla situazione di emergenza e concordare in modo più efficiente le contromisure necessarie.

Più di recente nel 2011, abbiamo inserito una nuova applicazione nella nostra suite di prodotti basati sul CAP (denominato Jixel), che permette alle persone sorde di chiamare il numero italiano di Emergenza Incendi 115. Questa applicazione è stata denominata 115-4-DEAF, ed è stata lanciata a Venezia il 19 Maggio 2011 alla 2° Conferenza Internazionale sull’Interoperabilità, ed è attualmente in fase di sperimentazione nella Regione Veneto. Il 21 Giugno 2011 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, il decreto per l’Approvazione del profilo del protocollo CAP dei Vigili del fuoco, denominato “Profilo CAP Vigili del Fuoco”, per la trasmissione dei dati ai fini della cooperazione applicativa con i servizi di emergenza appartenenti a diverse Organizzazioni.
Il sistema sviluppato da IES per il Ministero italiano dell’Interno, Dipartimento dei Vigili del Fuoco è ora parte di un piano di roll-out in tutta Italia (a partire dalla Regione Veneto). Nel frattempo, IES continua a collaborare con le diverse Associazioni di emergenza in tutta Europa per promuovere l’adozione di un comune profilo europeo per i messaggi CAP (come hanno fatto in Canada e, in parte, negli Stati Uniti).
Per una piccola azienda inserita in un mercato (del GIS e della Difesa) tradizionalmente riservato alle grandi aziende leader, è sicuramente impressionante l’elenco di successi ottenuto.

Non è certamente un segreto che la ragione di questo successo (oltre alla qualità dei nostri prodotti) è che forniamo sempre ai nostri clienti delle soluzioni basate su standards che possono essere liberamente adattate ed incluse in altre applicazioni. Si può anche dire che questo è in commercio un grosso rischio: visto che i nostri clienti hanno piena consapevolezza degli standards usati nei prodotti che forniamo loro e che questi standards sono pienamente riutilizzabili non corriamo forse il rischio di essere facilmente rimpiazzati? Certamente, comunque utilizzando degli standard aperti come base per qualunque applicazione il gioco è aperto e onesto: ogni azienda (dalla grande industria di telecomunicazioni alla piccola impresa) ha uno spazio comune per sviluppare nuovi prodotti e servizi.

Questo è il cuore della nostra esperienza. L’uso di standards aperti può proteggere il tuo mercato ed essere molto redditizio, ma richiede un grande impegno per difendere questi stessi standards dalle continue ondate di cambiamenti. I continui cambiamenti sociali e tecnologici puntano sempre a nuovi prodotti e se si è investito troppo nella realizzazione del prodotto, si è tendenzialmente riluttante a nuovi cambiamenti. Anche in un mercato conservatore, come è quello della Sicurezza, le richieste sempre crescenti di nuove funzionalità e di integrazioni internazionali, rappresentano una spinta formidabile che solo un approccio aperto e flessibile è in grado di sfruttare: “Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento”. La nostra decisione di adottare uno standard, di mantenerlo aperto e di permettere agli utenti di usarlo e toccare con mano tutti i suoi vantaggi è la grande vera opportunità: creare le basi per una nuova generazione di sistemi informatici in grado di interoperare tra loro per il beneficio di tutti i cittadini. Gli standards sono l’unica opportunità, richiedono perseveranza e investimenti, ma in cambio permettono di competere ad ogni livello. Noi stiamo progettando una nuova ondata di prodotti basati sul web 2.0, social network, APPS: potremmo mai avere la possibilità di presentare tali prodotti al mercato senza uno standard che li rende compatibili al 100% con tutti gli altri sistemi? No, non crediamo proprio.